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Riflessioni sulla ricostruzione post terremoto

27 Novembre 2012
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In Italia, siamo tutti consapevoli d’essere “proprietari” del maggiore capitale culturale di occidente. Dai romani fino a ieri le più significative espressioni scientifico culturale sono successe in Italia o comunque nascono dalla cultura “italiana”. Potremmo elencare un infinito catalogo con avvenimenti scientifico/artistic/culturali successi nella nostra penisola. Ma una cosa in comune gli collega, la necessità di mutare (a volte contradire) il patrimonio precedentemente trovato. Potremmo sicuramente affermare che la cultura italiana a sempre stata critica rispetto al patrimonio consolidato precedentemente, la storia insegna che quando tutti credevano aver trovato certezze qualcuno (italiano) le metteva in dubbio fino a far nascere una nuova certezza.

Oserei dire che il vero patrimonio italiano sia il coraggio di proporre nuove cose rispetto alle cose ricevute.

Con la ricostruzione post terremoto, che fare? Ricostruire quanto distrutto, senza lasciare traccia della cultura attuale, magari nascondendo anche il passaggio del terremoto, oppure proporre costruzioni consone al nostro tempo rischiando che il nuovo non sia di qualità e peggiore la situazione pregressa.

Mi piace sempre porre come esempio, quello che secondo me è il piu bel complesso architettonico costruito in occidente.

C’era un tempio, forse il piu rappresentativo della cristianità, quello che conteneva la cripta di San Pietro, oggi si potrebbe pensare che sia inaccettabile variare alcunché. Allora chiamarono Michelangelo (vincitore su Bramante) che demolendo il precedente edificio costruì la splendida cupola di San Pietro creandone uno degli edifici piu interessanti del momento. Si trattava d’un edificio di pianta centrale equilibrato e perfetto, un edificio impossibile di ampliare o modificare. Invece la necessità di creare una navata piu consona alla liturgia porta un incarico al arch. Maderno, che osò il sacrilegio di addossare una navata e costruire una facciata snaturando il concetto di autonomo e finito che la cupola portava con se. A posteriori, altra importantissima trasformazione, la creazione della piazza del Bernini, che torna a mettere in rilievo la cupola di Michelangelo. Passano alcuni secoli e snaturando l’effetto sorpresa, tanto necessario nel barocco, che si creava nella sequenza spaziale tra la fase di avvicinamento su stradine strette  e l’ampio spazio aperto al arrivo della piazza, si apri la via della conciliazione che cancella definitivamente il contrasto tanto cercato nel barocco.

Questo bel complesso architettonico non sarebbe mai esistito se all’epoca ci fossero stati organi preposti a controlli, esperti in materia o controllori di vario tipo. Certo, questi esperti inquisitori ci salvaguardano della dispersione del patrimonio del passato, ma a volte eliminano ogni possibilità di creare nuovo patrimonio. Spesso le città le accettiamo come libro dove è stata scritta la storia dei nostri antenati, senza capire che, oltre a leggere i nostri antenati, stiamo scrivendo per i nostri posteri.

Con un augurio di coraggio e sapienza per chi ricostruirà, saluti da Ricardo Gabriel SALA assessore urb. e lav. Pubblici di Rolo (RE)

 

www.salaricardo.com

 

 

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