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Rudolf Steiner. L’alchimia del quotidiano

20 Marzo 2013
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Immagina di poter prendere l’uomo
e di rovesciarlo come un guanto.
Non rimarrebbe così come lo vediamo ora;
si espanderebbe fino a diventare l’Universo
Rudolf Steiner

 

Rudolf Steiner (1861 – 1925) è stato uno dei più influenti – e anche più controversi – riformatori del XX secolo.

Dopo gli anni della formazione – prevalentemente di orientamento tecnico-scientifico – si occupò dell’edizione critica degli scritti scientifici di Goethe, approfondendo così il pensiero del grande tedesco da un punto di vista ampiamente sottovalutato, quello della scienza morfologica. Discostandosi dal pensiero dominante in voga nelle Università che definiva il paradigma scientifico sulla base del meccanicismo e dello sperimentalismo di impronta galileiano-newtoniana, Steiner recupera i tasselli di una tradizione minoritaria che cercava un ponte tra la scienza e lo spirito vivente della natura, facendo appello a dimensioni archetipiche e sapienziali, dimensioni che, come un fiume carsico, ritornavano periodicamente al centro del dibattito culturale. Forse però come nessuno prima era riuscito a fare, Steiner rende a questa tradizione dignità di sistema e capacità di comprensione, anche al di fuori dai circoli esoterici nei quali era stata tenuta viva.

Attraverso oltre 6.000 conferenze tenute in varie sedi europee, riuscì a determinare, mantenendo una grande coerenza e tensione olistica tra il microcosmo dell’uomo e il macrocosmo della natura, nuovi impulsi in diversi campi del sapere: nell’agricoltura (fondò la pratica biodinamica), nell’educazione (fondò la prima scuola Waldorf nel 1919; oggi sono oltre 2.700 gli asili e scuole steineriane nel mondo), nell’economia (recuperando e attualizzando l’idea della triarticolazione dell’organismo sociale preconizzò il devastante potere dell’economia sulla politica e la cultura), nell’analisi sociale (influenzò direttamente esperimenti di comunità concreta, tra cui la grande esperienza di Adriano Olivetti), nella medicina (fondò la medicina antroposofica), nella cura alla disabilità mentale e motoria (nelle comunità Camphill viene praticata la pedagogia curativa, rivolta alle persone con diverse tipologie di disabilità), nelle arti (influenzò, tra i molti, Kandinskij, Mondrian, Beuys e Shoenberg), nell’architettura e nel design (fondamentale il suo contributo all’architettura organica vivente di cui conosciamo i lavori di Gaudì, Lloyd-Wright, Michelucci, Nervi e Calatrava).

Proprio a partire dagli aspetti legati alle arti, all’architettura e al design, nel 2011 il Vitra Museum di Weil am Rhein (a pochi chilometri da Dornach, dove sorge il Goetheanum, imponente architettura progettata da Steiner quale sede degli studi da lui fondati) ha prodotto la prima retrospettiva interamente dedicata al riformatore austriaco. La mostra approda ora in Italia a cura del MART di Rovereto dove è possibile visitarla fino al 2 giugno.

45 oggetti d’arredo, 46 modellini, 18 sculture, più di 100 disegni originali e planimetrie, documenti attestanti la grande rete di relazioni che Steiner seppe tessere tra intellettuali e artisti del suo tempo: Franz Kafka, Piet Mondrian, Else Lasker-Schüler. Poi ancora Kandinskij, Lyonel Feininger, Erich Mendelsohn, Bruno Taut e Frank Lloyd Wright.

La mostra consente di comprendere come Steiner intendesse l’arte come elemento costante della vita, fino a determinare forma e sostanza degli oggetti quotidiani. Goethe fu la sorgente principale delle teorie steineriane su colore, simbolismo e metamorfosi, da cui trasse impulso per fondare una nuova idea di architettura e di estetica, attraverso le caratteristiche forme a cristallo e le linee curve.

La mostra è accompagnata da un ricco programma di eventi collaterali che, a partire dal 4 aprile, consentiranno un’immersione profonda nei diversi ambiti toccati dalla riflessione di Steiner, del cui contributo si sta progressivamente (ri)scoprendo la portata, principalmente in ambito sociale e artistico.

 

 

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