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Siamo tutti Malala: insieme per il diritto a una vita migliore

12 Ottobre 2012
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Mondinsieme condanna l’attentato alla giovane attivista pakistana che si batte per il diritto allo studio delle bambine: “È fondamentale che la società occidentale offra una effettiva e paritaria opportunità a tutti coloro che provengono da realtà nelle quali il solo adoperarsi per difendere l’accesso all’istruzione paritaria comporti una minaccia alla propria vita”.

 

“Siamo tutti Malala”. Il centro interculturale Mondinsieme esprime solidarietà e sostegno a Malala Yousafzai, giovane pakistana di soli quattordici anni rimasta gravemente ferita il 9 ottobre 2012 in un attentato alla sua persona nella cittadina natale di Minora, regione dello Swat. È stata colpita alla testa e al collo da un colpo di pistola perché voleva studiare. Malala si è sempre battuta per il diritto ad andare a scuola di ogni bambina, sul terreno e anche su un blog aperto in collaborazione con la Bbc. Mondinsieme ricorda che “dobbiamo prendere posizione insieme a Malala, siamo tutti con lei: l’istruzione è un diritto inalienabile di ogni persona, senza discriminazione di genere”, come recita la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo dell’Onu.

In Italia, e nel resto dei paesi occidentali, le aspirazioni d’istruzione femminili sono rese possibili dall’accesso all’istruzione gratuita garantita dalla Costituzione nazionale agli articoli 3, 33 e 34. Il rischio, però, è che si finisca con dare per scontata questa fondamentale conquista sociale. Da una parte, in numerose aree del mondo, il diritto all’istruzione non solo non è garantito, ma addirittura non previsto. Dall’altra parte, a casa nostra, dobbiamo pensare, “come sosteniamo l’aspirazione di ogni giovane, sia di origine italiana sia di origine straniera, sia maschio sia femmina, a voler studiare e a migliorare le proprie condizioni – dice Adil El Marouakhi, direttore di Mondinsieme – Se nel paese di origine le più giovani rischiano di essere uccise per rivendicare il loro diritto allo studio, qui in Italia, in cosa possono sperare?”.

In Italia è immediata, quindi, la reazione scandalizzata contro la violenza subita da Malala. Tuttavia, se passiamo dalle opinioni ai fatti, vediamo che il problema si può riverberare in altro modo. Spesso, al diritto garantito allo studio non corrisponde la possibilità di ottenere successo nella vita e molti studenti di origine straniera vivono situazioni mortificanti a causa della loro condizione materiale. Se condanniamo quello che è accaduto a Malala, cosa offriamo loro per farli sentire davvero in un paese dove certe cose non accadono e dove possono aspirare a una vita migliore?

Le percentuali di alunni nati da genitori stranieri presenti nelle scuole reggiane di ogni ordine e grado sono le più elevate della regione Emilia Romagna. Il 46% di loro è nato in Italia. Il tasso di insuccesso degli studenti non italiani nella nostra provincia è elevato, almeno il 20% in più rispetto ai coetanei italiani. È originato spesso da difficoltà linguistiche, diversità dei percorsi scolastici di provenienza e dall’inserimento tardivo e difficoltoso nell’istituto e con i nuovi compagni. Con un impegno continuo e duraturo nel tempo da parte dei responsabili di settore, sarà possibile abbassare il numero di insuccessi scolastici e ridurre così il divario rispetto ai coetanei italiani, in modo che davvero tutti possano sperare in un futuro migliore.

È fondamentale che le società occidentali si assumano le proprie responsabilità, offrendo una effettiva e paritaria opportunità a tutti coloro che provengono da realtà nelle quali il solo adoperarsi per difendere l’accesso all’istruzione paritaria comporti una minaccia alla propria vita.

“È di fronte a figure coraggiose come quella di Malala che tutti noi dobbiamo riflettere – dice Adil El Marouakhi – In tanti, come questa bambina pakistana, combattono ogni giorno la propria personale battaglia per garantire a tutti il diritto inalienabile di perseguire la propria felicità e realizzarsi nella vita”.

 

Ha contribuito alla stesura dell’articolo:

 

LUCA BOSCHINI – Nato a Reggio Emilia nel 1986, si è laureato all’Università di Bologna in Cooperazione Internazionale; studente del master di II livello in Diplomazia e Politica Estera dell’Università di Bologna, ha compiuto un tirocinio in Argentina per il Ministero degli Esteri. Collabora con la rivista “Cronache Internazionali” occupandosi di America Latina e Stati Uniti. E’ stagista alla Fondazione Mondinsieme.

 

 

 

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