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T.R.I.P. Travel Routes in Photography

12 Novembre 2014
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«Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione».
J. Saramago

 

Il viaggio come ricerca e scoperta del Sé e dell’Altro.
Ogni viaggio ci mette di fronte a noi stessi e agli altri. Ci porta a confrontarci, a porci delle domande, a sentire chi siamo. Ogni viaggio è un percorso di conoscenza. In maniera più o meno consapevole ci conduce a osservare, analizzare, sviscerare chi abbiamo di fronte, e di conseguenza, come in uno specchio, noi stessi.
I tre autori proposti quest’anno viaggiano con il loro obiettivo in luoghi familiari e non: Pieter Hugo nel suo contraddittorio Sudafrica, Narelle Autio nella sua Australia blu e Alessandro Rizzi lontano da casa, in Giappone. Ciascuno con un’intenzione e uno stile differente, scoprono e ci svelano qualcosa di sé nella scoperta dell’Altro.
L’investigazione e l’arte fotografica diventano così un mezzo di definizione e di studio dell’identità di una cultura, di un paese, rivelandone stereotipi, contraddizioni, segreti, senza la pretesa della documentazione foto giornalistica, bensì attraverso la decodificazione emotiva e intima di un sistema di valori e stili di vita.
E questo viaggio di scoperta alla fine, inevitabilmente, riporta sempre al punto di origine e di partenza: se stessi.
Arianna Rinaldo

 

FORMAT T.R.I.P. Travel Routes in Photography
T.R.I.P. Travel Routes In Photography è un format di mostre fotografiche d’autore nato nel 2013 come costola di the trip magazine, prima testata indipendente di letteratura di viaggio e fotografia. L’intenzione di T.R.I.P. è portare memorie, ricordi e narrazioni di viaggio tra le mura di luoghi antichi, luoghi in cui arte classica e fotografia possano convivere e illuminarsi una della luce dell’altra.

T.R.I.P. è un itinerario attraverso la fotografia che ha come tema il viaggio, viaggio che non è vacanza, che poco ha a che fare con il turismo. Il viaggio è qui inteso come esperienza di cui il viaggiatore è protagonista e percorso necessario per conoscere se stessi prima che il mondo.

Dal 18 ottobre al 18 dicembre 2014 Pieter Hugo, Narelle Autio e Alessandro Rizzi sono ospiti dei co-imperatori Massimiano e Diocleziano presso le terme più grandi della Roma antica: le Terme di Diocleziano, oggi Museo Nazionale Romano. In questa seconda edizione T.R.I.P. Travel Routes In Photography racconta un viaggio che non finisce mai tra i volti del Sudafrica, i mari dell’Australia e le strade del Giappone.

 

PIETER HUGO
THERE’S A PLACE IN HELL FOR ME AND MY FRIENDS

There’s a Place in Hell for Me and My Friends di Pieter Hugo è una serie di primi piani dell’artista e dei suoi amici, tutti originari del Sudafrica.
Attraverso un processo digitale di trasformazione del colore al bianco e nero, insieme alla manipolazione dei canali di colore, Hugo enfatizza il pigmento della pelle dei suoi soggetti (la melanina), in modo che essa appaia fortemente segnata dalle imperfezioni e dai danni del sole.
Il risultato sono ritratti in antitesi con le immagini ritoccate che determinano i modelli di bellezza nella cultura collettiva, sono ritratti che affrontano il tema delle distinzioni razziali basate sul colore della pelle.
Come scrive il critico Aaron Schuman: «Sebbene a prima vista si possa apparire bianchi o neri, gli elementi che rimangono attivi sotto la superficie sono di ben più ampio spettro. Ciò che infatti sembra superficialmente dividerci è in effetti qualcosa che tutti condividiamo e proprio come queste fotografie, non siamo semplicemente bianchi o neri, siamo rossi, gialli, marroni e così via; siamo tutti, in fin dei conti, colorati».

BIO
Pieter Hugo (Johannesburg,1976) è un fotografo che vive a Città del Capo.
Alcune delle sue più grandi mostre personali sono state ospitate in importanti musei, come The Hague Museum of Photography, il Musée de l’Elysée di Losanna, il Ludwig Museum di Budapest, il Fotografiska di Stoccolma, il MAXXI di Roma e l’Institute of Modern Art di Brisbane.
Hugo ha partecipato anche a numerose mostre collettive, tra cui al Tate Modern, al Folkwang Museum, alla Fundação Calouste Gulbenkian e alla São Paulo Bienal.
Il suo lavoro è rappresentato in importanti collezioni pubbliche e private, come quelle esposte al Museum of Modern Art, al V&A Museum, al San Francisco Museum of Modern Art, al Metropolitan Museum of Modern Art, al J Paul Getty Museum, alla Walther Collection, al Deutsche Börse Group, al Folkwang Museum e al Huis Marseille.
Ha ricevuto il Discovery Award al Festival Rencontres d’Arles e il KLM Paul Huf Award nel 2008, il Seydou Keita Award ai Rencontres della Bamako African Photography nel 2011 ed è stato candidato al Deutsche Börse Photography Prize nel 2012.

 

NARELLE AUTIO
WATERCOLOURS
Il mare ha fatto sempre parte della mia vita.
Sono venuta al mondo in un ospedale che sorgeva sulla spiaggia e ora che sono adulta ho la sensazione di avere speso la mia vita viaggiando in luoghi vicino all’Oceano. Per diverse ragioni, ma soprattutto perché sentivo di doverlo fare.
Probabilmente è un bisogno primordiale che giace nella mia memoria più profonda, un bisogno ancestrale di ritornare lì, da dove sono venuta.
L’attrazione che esercita l’Oceano è universale. Ciascuno di noi ne è attratto per diverse ragioni: vuoi la sfida e l’eccitazione di sopravvivere in un mondo diverso dal nostro, vuoi per solitudine per divertimento o per rilassarsi.
Ci immergiamo, nuotiamo e giochiamo in un luogo dove siamo tutti uguali e possiamo sentirci di nuovo liberi come bambini. È questo che amo del mio mare. Ognuno poi ha il suo. Il mio mi intrattiene, mi guarisce, mi nutre e molte volte mi fa battere forte il cuore.
Per questo ci tornerò sempre.
Queste immagini raccontano cosa è accaduto nella mia vita durante la lunga estate in cui ho viaggiato in giro per l’Australia.
Sono i miei ricordi del passato, raccolti nel presente e diventati allo stesso tempo e nello stesso momento ricordi di altre persone.

BIO
Le vibranti immagini di Narelle Autio, raffiguranti la vita costiera e l’entroterra australiano, hanno consacrato l’artista a livello internazionale e continuano a catturare i cuori e l’immaginazione di chi le guarda. Il modo sofisticato con cui usa il colore, la luce e il metodo che utilizza per comporre hanno come risultato foto che evocano la complessità, il dramma e la bellezza di un paesaggio oltremodo consumato da cliché e cartoline.
La Autio ha collezionato un numero impressionante di riconoscimenti.
Nel 2001 il magazine australiano Australian Art Collector Magazine l’ha nominata tra i 50 artisti australiani più collezionati. Lo stesso anno vince il World Press Awards, An American Picture of the Year Award e A Walkley Award.
Nel 2002 è stata la prima australiana a vincere il prestigioso Leica Oskar Barnack Award con la serie Coastal Dwellers, rinominata Watercolours (2001 2004), che è stata esposta nelle gallerie Leica di tutto il mondo. Ha partecipato a varie mostre nazionali e internazionali tra le quali FotoFreo (2010; 2004), Light Sensitive: Contemporary Australian Photography (2006-2007), Fifth Leica/CCP Documentary Award (2006), Art Cologne (2005), Noorderlicht Fotofestival (2002), and Summer Life, Alice Austin House Museum, New York (2003).
I suoi lavori fanno parte delle collezioni della Art Gallery of New South Wales, Parliament Hous, Artbank, NGV, Samstag Museum of Art, Australian National Maritime Museum, così come di collezioni private e aziendali.

 

ALESSANDRO RIZZI
TOKIO DAYS
Queste sono le prime parole che trasformano gli anni di vita giapponese in un ricordo, le fotografie in una stratificazione di simboli e sensi con un prima e un dopo.
Tutta l’essenza del mio lavoro in Giappone e in particolare a Tokyo (2004-2012) si è incentrata sull’interconnessione di due fenomeni. La ricerca di un segno formale nel fluire veloce dei gesti contemporanei e la ricerca di un’antica consapevolezza all’interno del caos della città. Questa ricerca del gesto è stato il cardine e la mia linea progettuale, la dimensione onirica di cui Tokyo vive e vibra pur nel suo essere incredibilmente materica, la sua cornice.
Tokyo è o forse è stata fino ad ora l’unico altro mondo all’interno del mondo conosciuto. Un luogo mentale dove gli stessi perimetri fisici della città sembrano plasmarsi per diventare il palcoscenico delle storie e delle gestualità che vi svolgono.
Ciò che appare come creato in un dato tempo continua in una impercettibile variazione a manifestare la propria influenza e interconnessione con il reale, decostruendo livelli di senso che crediamo ogni volta stabiliti.
Queste fotografie che guardiamo insieme, credo possano rappresentare l’ultima immagine di una città in cui la percezione del lontano e dell’altrove alimenta la stessa poesia del gesto, la possibilità di una costruzione di senso e di forma all’interno di una bolla, fragile e affascinante perché psicologica.

BIO
Alessandro Rizzi nasce a Reggio Emilia nel dicembre del 1973.
Negli ultimi dieci anni ha vissuto tra Italia, Cina, Libano e Giappone, lavorando al suo Never Ended Project sulle grandi città del mondo e collaborando a diversi progetti editoriali in Italia e all’estero.
Dal 2001 al 2009 ha fatto parte dell’agenzia Grazia Neri, negli stessi anni ha vinto il premio 3M Italia come miglior fotografo italiano Under 30.
Street photographer fin dagli inizi degli anni Duemila ma anche attento sperimentatore di nuove forme di linguaggio, Rizzi è stato spesso citato come rappresentante della Contemporary Surrealist photography. Dopo il suo primo libro Vision from another world sta lavorando alla pubblicazione di diversi progetti tra cui Theater in Translation presentato in anteprima a Fotografia Europea 2013 e Translucency, lavoro a quattro mani con la scenografa e artista Luisa Spinatelli su geografia e traccia nelle cave di Marmo di Carrara.
I suoi lavori sono stati esposti in Europa, Stati Uniti, Medio Oriente e Asia sia come personali che come collettivi.
Ha tenuto lezioni su invito di: Institute Center of Photography di New York, Fondazione Capri, Domus Academy, American University of Beirut, Università di Teramo e Pescara, Domus Magazine.

 

 

18 ottobre – 18 dicembre 2014
MUSEO NAZIONALE ROMANO
ALLE TERME DI DIOCALEZIANO
viale Enrico De Nicola, 79
Roma

Aperto tutti i giorni dalle 9 alle 19.45.
Chiuso il lunedì

 

 

 

 

 

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