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SHEN WEI, UN ARTISTA FRA ORIENTE E OCCIDENTE

25 Ottobre 2011
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Re-Turn. Artistic Vision of Shen Wei, questo il titolo del grande evento che ha caratterizzato la città di Reggio Emilia nei giorni fra il 20 e il 23 di ottobre. Il progetto, inserito nel calendario 2011 del festival Aperto dedicato alla contemporaneità, ha visto la Fondazione I Teatri accanto alla Collezione Maramotti e a Max Mara per una serie di eventi legati alla Shen Wei Dance Arts, ai quali 8×8 è stato sempre presente.

20 ottobre ore 19, Collezione Maramotti: Meet the artist talk
Una conversazione tra Shen Wei, coreografo, ballerino, pittore e designer e la giornalista de la Repubblica, Leonetta Bentivoglio. Un interessante viaggio di conoscenza e approfondimento dell’arte e del modus operandi del coreografo-artista dagli inizi formativi in Cina (ha studiato l’opera cinese dall’età di nove anni), allo studio della pittura occidentale; un percorso di analisi della sua estetica del movimento dal trasferimento a New York nel 1995, alla fondazione della compagnia nel 2000, fino ultime grandi realizzazioni performative del 2009.

8×8 ha potuto intervistare in esclusiva il Maestro alla fine della sua conversazione ufficiale.

Our questions for Shen Wei:
1) The site-specific dance performance created for the Maramotti Collection is a dialogue that feeds on the exchange of energy between the dancers and the works of contemporary art. It shifts the point of view of the spectator from that of a visitor to that of a witness. How will you make this happen?

2) Your show “Near the Terrace”, which is having its European premiere in Reggio Emilia this week, is an evolution from “Folding” of 2000 along with your study of the work by the Belgian surrealist painter Paul Delvaux; all of which brought you to a new awareness of simple movement, where energy organically moves our world. Now, in 2011, what is your concept of movement based on?

3) Your new approach, on both a spiritual and physical level, allows the spectator to experience a live show in an all new way. How can we perceive cultural changes coming from the digital revolution, which offers new technologies and unusual electronic sounds, in your performances?

Leggi l’intervista in italiano

21 ottobre ore 16.30, Collezione Maramotti: The site specific performance artworks

Molto è già stato scritto e detto di questo importante evento, il secondo site specific ideato da Shen Wei, il secondo dopo Still moving al Metropolitan Museum di New York, realizzato appositamente per la Collezione Maramotti. E già questo è un qualcosa di eccezionale.
Ma vedere e sentire i danzatori muoversi in mezzo al corpus di opere della Collezione, in un connubio di relazioni fra i works esposti e l’incertezza che gli stessi emanano su quale possa essere il futuro dell’arte contemporanea, è stato strabiliante.
La parte finale però mi ha tolto definitivamente il respiro. Nel cavedio, che si sviluppa tra i due piani del corpo di fabbrica della ex fabbrica MaxMara, ora ospitante la Collezione, scende dal cielo in mezzo agli spazi bianchi l’installazione di Claudio Parmiggiani, Caspar David Friedrich del 1989, un’essenziale goletta nera. E’ in questo spazio che si è realizzato il finale. Dieci ballerini coricati a terra, su due file, con i corpi nudi avvinghiati come in un unico cordone umano, attendono immobili; al centro altri due, lei altissima e algida, camminano verso una bianca salita al di là della quale si trova una vasca riempita con vernice nera, un nero che ricorda le acque melmose di lontani luoghi. I corpi si immergono e come in una catarsi emergono dal fango, per suggellare una nuova rinascita, un nuovo dispiegamento di forze, lo schiudersi di nuove idee. Ballano e infine, insieme agli altri, si ricompongono su due file e guardano gli spettatori che dalla prospettiva tipica del visitatore diventano testimoni oculari dell’evento.

La sospensione del respiro, un brivido e l’applauso scrosciante.

Sabato 22 ottobre, ore 20.30, Teatro Municipale R. Valli, due prime europee (Near the Terrace e 0-11) e Re-part (III)
Due parole sulla seconda parte, 0-11
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Un corpo solo in scena, quello di Sara Procopio, danzatrice per Shen Wei dal 2000, un assolo per celebrare i suoi undici anni di collaborazione. Un corpo solo e la musica di Crossing now bridges intact di Daniel Burke, musica quasi da industrial noise, interpretata proprio come inquinamento acustico similare a quella nel mondo del lavoro, che crea stress. Un assolo sui limiti dello spazio, accompagnato da uno scandire silente della danzatrice dei numeri da zero a undici, per mettere a dura prova le difese più spontanee e naturali di ogni spettatore presente in sala. Una danza vorticosa in cui la ballerina si sporca con le vernici, dai colori che vanno dal blu, al rosso all’arancio, per arrivare al culmine di una creazione visiva e sonora penetrante.

Emozionante.

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