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UN TESTIMONE D’ECCEZIONE NEL PALAZZO DEI CONSERVATORI A ROMA

11 Aprile 2017
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Si tratta di Giuseppe Cesari detto il Cavalier d’Arpino.
E’ ritornata di attualità la firma del 25 marzo per celebrare il 60/mo anniversario dell’Unione Europea. Era il 25 marzo 1957 quando furono firmati i “Trattati di Roma”, ebbene allora come oggi un altro protagonista della storia italica meglio della nostra storia dell’arte è stato il Cavalier d’Arpino (Arpino 1568-Roma 1640).
La sala delle storiche firme si è svolta nel Palazzo dei Conservatori nei Musei Capitolini romani sotto lo sguardo vigile e attento  di Giuseppe Cesari detto il Cavalier d’Arpino.  Tra il 2016 e il 2017 la Sala degli Orazi e Curiazi è stata restaurata anche per infiltrazioni d’acqua sugli affreschi e sul soffitto.
Il Cavalier d’Arpino, sempre oscurato dalla critica “militante” è stato riscoperto da Herman Voss, importante storico dell’arte tedesco che nel suo “La pittura del tardo Rinascimento a Roma e Firenze” ha scritto pagine memorabili sul pittore. Ma soprattutto lo storico che ha dedicato l’introvabile volume, nel 2002, “Il Cavalier Giuseppe Cesari D’Arpino. Un grande pittore nello splendore della fama e nell’incostanza della fortuna” è stato il tedesco Herwarth Rottgen. Più modestamente un tassello, nel 2013, l’ho aggiunto anche io con “La scoperta dell’autoritratto del Cavalier D’Arpino nel Duomo di Reggio Emilia”, autoritratto che miopi funzionari locali non hanno visto e continuano a non vedere.
Nel 2008 viene pubblicato, a cura di Sergio Guarino e Patrizia Masini “Gli affreschi del Palazzo dei Conservatori” con un bell’impianto iconografico. Scrive la Masini nel capitolo dedicato alla Sala degli Orazi e Curiazi a proposito dell’Arpino : “ Il pittore a cavallo tra i due secoli, dominava la scena artistica romana e, a capo di una numerosa bottega da lui condotta a risultati di alto livello qualitativo” Non è un caso che uno degli allievi fosse Michelangelo Merisi detto il Caravaggio che imparò parecchio nella bottega romana : non si spiegherebbero le splendide nature morte, le canestre ma soprattutto i panneggi che vediamo dipinti in parecchi suoi quadri.
Giulio Mancini, nel 1620, nelle “Considerazioni sulla pittura” scrive che la scuola del Cesari è una delle maggiori accanto a quelle di Caravaggio, dei Carracci.
Naturalmente l’Arpino era l’artista “protetto” da papa Clemente VIII, che oltre a commissionargli le Sale dei Conservatori, gli affida il magnifico affresco in San Giovanni in Laterano “La Resurrezione di Cristo”. La Basilica romana vede anche la sua tomba a pochi metri dall’imponente affresco.
Il Papa gli affida anche i disegni della cupola di San Pietro che saranno poi eseguiti a mosaico da altri artisti.
Per tornare alla Sala degli Orazi e Curiazi nel 1596 l’Arpino dipinge ad affresco il “Ritrovamento della lupa”. Successivamente tra il 1597 e il 1601 “La battaglia tra Roma e Veio”, imponente affresco con numerosi cavalli in primo piano e il pittore che si autoritrae come nella nostra pala in Duomo “La Visitazione” e come in alcuni medaglioni nella Certosa di San Martino a Napoli.
Segue tra il 1612 e il 1613 il “Combattimento degli Orazi e Curiazi”. Lo storico Tito Livio scrive nella Storia di Roma : “Per puro caso in entrambi gli eserciti di Roma e di Alba c’erano allora tre fratelli gemelli non troppo diversi né per età né per forza.
Si trattava degli Orazi e Curiazi, ormai tutti lo sanno visto che è uno degli episodi più noti dei tempi antichi”.
Altro noto episodio della storia è il “Ratto delle Sabine” (1635-36).
Nel 1636 l’Arpino dipinge “Numa Pompilio istituisce il culto delle Vestali”.
Termino con “Romolo traccia il solco di Roma quadrata (1638-39), altro importante episodio della storia romana.
Avio Melloni, il grande restauratore, che qui ricordo, scrive “La preziosa scelta dei colori del Cavalier d’Arpino si distingue per l’alta qualità, trasparenza e sonorità della materia”.

 

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