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UNA, CENTO, MILLE PECHINO. UN REPORT 6 MESI DOPO

17 Gennaio 2013
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Pechino, chiamata in cinese Beijing, è una città grande come la Lombardia, abitata da 20 milioni di cinesi. Numeri fuori dalla nostra immaginazione. Una città eterna percorsa però da mille contraddizioni e contrasti. Siti storici straordinari con alle spalle grattacieli avveniristici, templi pervasi da atmosfere di assoluta pace con attorno locali notturni caotici. Un’aria pesante causata da un traffico di auto che oramai paralizza la città e aria tersa sul lago davanti al Palazzo d’estate dell’Imperatore. 60.000 ristoranti in città, ma a volte nemmeno un taxi che faccia salire un occidentale.

Una città che era restia ai cambiamenti e all’apertura all’occidente e che oggi (soprattutto dopo i giochi olimpici del 2008) si apre con fiducia e ottimismo al futuro, anche se tanto è ancora il lavoro da svolgere (come il fatto che nessuno parli una parola di inglese).

Insomma una città strana, ma che mi è entrata subito come un lampo nel cuore.

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LUCI ANTICHE:

La città eterna, quella della città proibita del film L’ultimo imperatore di Bernardo Bertolucci, fu costruita tra il 1406 e il 1420 per volere dell’imperatore Youngle, grazie al lavoro di un milione di operai; è un complesso di 800 edifici distribuiti su di una superficie di 720.000 mq, che ospitava oltre alla famiglia imperiale, un innumerevole numero di servitori, burocrati, soldati, concubine ed eunuchi. Oggi è un grande Museo all’aperto che ospita la più grande collezione cinese di arte imperiale, attorniato da graziosi e silenti cortiletti nei quali è ancora possibile immergersi in atmosfere lontane.

L’ingresso di questo mondo, sempre per parlare di contraddizioni, si trova esattamente davanti a piazza Tiananmen, la più grande piazza pubblica del mondo voluta da Mao Zedong (1893-1976)

come emblema glorioso del potere del Partito Comunista. Una sterminata distesa di cemento

di 440.000 mq teatro, tra l’altro, nel 1989 della tragica manifestazione per la democrazia, dispersa con l’intervento dei carri armati. Ancora oggi, dopo ben 36 anni dalla morte di Mao, nella piazza è presente un enorme dispiegamento di poliziotti, di soldati dell’EPL (esercito popolare di Liberazione) e di agenti in borghese pronti ad intervenire al minimo accenno di disordini.

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L’ALBA DI UNA NUOVA RICOSTRUZIONE:

Un intero quartiere il 798 Art District, Dashanzi, completamente sorto dentro agli edifici stessi di una ex fabbrica elettronica in disuso, costruita negli anni ’50 sui modelli della Germania dell’Est, e rilevata nei tardi anni ’90. Uno spazio che dava lavoro a 20.000 operai e alloggio alle loro famiglie, completamente rinnovato e trasformato in un infinità di studi e gallerie d’arte. Un quartiere che continua a prosperare esponendo le opere di centinaia di talenti emergenti in attesa di essere scoperti.
Poco lontano, invece, si incontra la triste sorte degli hutong (vicoli), stradine antiche (alcune risalgono a 900 anni fa) pullulanti di negozietti, case a corte (siheyuan) ma anche baracche, che sono uno spaccato di vita quotidiana nella capitale. In passato Beijing contava 6000 hutong, ma a partire dagli anni ’80 ne sono stati rasi al suolo moltissimi per dare spazio alla modernizzazione urbana e alla trasformazione della città.

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ICONE:

Emblema della Cina e monumento alla grandiosità del Regno di Mezzo, la Grande Muraglia si snoda per 8850 km dal Xinjiang, a ovest, fino al confine della Corea del Nord, a est. Fu costruita fra il 221 e il 207 a.c per collegare in un’unica barriera le varie strutture difensive contro l’avanzata dei nemici. Un percorso che si snoda anche in altura, con un sentiero non più largo di 2 mt, con ripidità azzardate e bastioni che si intervallano rendendo il paesaggio più mosso. Dall’alto una vista mozzafiato e la possibilità di una contemplazione millenaria del territorio.

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Insomma… Pechino, Beijing, l’ho amata da subito, e pur essendo una realtà in fieri, è un vero trionfo di energia e ottimismo, nonché una delle forze motrici della storia contemporanea. Assolutamente da visitare.

 

 

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