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Una giornata particolare… per i diritti

23 Dicembre 2016
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Dal 1950 si celebra la Giornata Mondiale dei Diritti Umani, ricorrenza istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per ricordare l’anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, approvata il 10 dicembre 1948.
Essa costituisce un codice etico d’importanza storica fondamentale: per la prima volta nella storia dell’umanità veniva prodotto un documento che riguardava tutte le persone del mondo, senza distinzioni. Per la prima volta veniva scritto che esistono diritti di cui ogni essere umano deve poter godere, per la sola ragione di essere al mondo. Come si legge all’art. 1, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani sancisce che ”tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”.
Anche quest’anno il Club per l’Unesco di Reggio Emilia, associazione no-profit di volontariato culturale, presente ed operante a livello provinciale dagli anni ‘80, non ha mancato di celebrare in modo degno questo anniversario dedicando un’intera mattinata alla Giornata presso la Sala conferenze di Palazzo Magnani.
Nella presentazione dei lavori che avevano come argomento “Alla radice dei diritti umani: spunti per una riflessione comune“ il presidente del sodalizio reggiano del dott. Luigi Bottazzi, nel ricordare l’impegno pluriennale di questa associazione, forse l’unica in modo specifico nella realtà reggiana, ha – tra l’altro – detto “I Diritti Umani costituiscono la più grande conquista e la massima espressione di civiltà cui si possa tendere: dichiarare ufficialmente che la prevaricazione perpetrata ai danni dei propri simili non solo è ingiustificata, ma intollerabile, è un concetto d’alta nobiltà, fondamento per qualsiasi relazione costruttiva, non solo tra cittadini di un unico Stato, ma fra i popoli in generale. Un momento di riflessione che una città, come Reggio Emilia, con la sua forte tradizione umanitaria, non poteva non assumere per una riaffermazione di valori fondanti per la dignità e la vita delle donne e degli uomini ed in una loro costante e strenua difesa, in un momento così difficile e controverso come l’attuale.”
Il Presidente ha poi ripreso una parte del messaggio inviato ai Club di tutto il mondo dal Direttore Generale dell’Unesco Irina Bokova, ove sottolinea che “è assolutamente necessario che ognuno di noi prenda le difese dei diritti dell’altro. E’ essenziale per la realizzazione dell’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile 2030, decisa appunto dall’ONU, per attuare la promessa, che è anche un obiettivo, di non lasciare nessuno indietro”, concludendo con una significativa frase di Nelson Mandela “Essere liberi non è soltanto rompere le catene, ma vivere in un modo che rispetti e rafforzi la libertà altrui”.
Il Presidente della Provincia Giammaria Manghi, che ha assegnato il patrocinio dell’ente all’incontro, nel suo saluto iniziale ha sottolineato che ha ritenuto doverosa la sua presenza al convegno del Club Unesco, per mettere in evidenza lo sforzo che gli enti locali reggiani e le associazioni di volontariato stanno facendo per l’accoglienza umanitaria verso il notevole flusso di migrati che giungono giornalmente dalle coste siciliane, non mancando però di evidenziare alcune criticità che ostacolano il loro futuro inserimento nel nostro Paese.
E’ seguita poi una brillante ed analitica relazione, una vera lectio magistralis, del prof. Thomas Casadei, docente di filosofia all’Università di Modena a Reggio ove insegna “ Teoria e prassi dei Diritti Umani “. Il relatore ha preso lo spunto dai casi più eclatanti del cosiddetto “rovescio dei diritti “. Ha argomentato con esempi e citazioni d’autori e testimoni internazionali “ che oggi tali diritti negati sono individuabili nelle differenze di razza, nelle discriminazioni sociali, culturali e religiose, nelle persistenti schiavitù visibili (ed invisibili) pure fortemente presenti nel mondo. Neorazzismo e neoschiavismo tracciano una linea divisoria tra esseri umani e le vite discriminate, disumanizzate, ridotte a cosa.Per combattere queste pratiche, per spezzarne il loro sicuro “avvenire”, non basta un “diritto d’ingerenza” per cause umanitarie nei cosiddetti Stati-canaglia. Oggi non si tratta solo di riscrivere il diritto quando questo è “contro “ (in funzione escludente) ma di applicarlo integralmente quando contrasta e previene razzismo, nuove forme di schiavitù, ovvero quando è a favore di una piena tutela dei diritti umani, nessuno escluso “.
Le testimonianze sul campo sono state rese con grande efficacia, con l’ausilio d’immagini e interviste filmate, dal dott. Sergio Contini, chirurgo parmense di Medici senza Frontiere, che ha operato in zone di guerra di diversi paesi africani ed asiatici e dalla Dott. Chiara Casotti, rappresentante provinciale di Amnesty Interntional.

 

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