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VERSO MONET, con gli occhi di un bambino

13 Febbraio 2014
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Non mi intendo d’arte, non l’ho mai studiata a scuola né mai ho comprato libri d’arte successivamente. Semplicemente, vado, vedo, mi lascio coinvolgere, perché a differenza della cucina dove ho scelto di essere vegetariana, per tutto il resto di ciò che riguarda la mia vita ho un’impronta decisamente onnivora.

E così sono andata con le mie figlie e le mie nipoti a Verona per lasciarmi coinvolgere dalla mostra che terminerà il 9 febbraio “Verso Monet – il paesaggio dal 600 al 900”.

Già l’ambientazione è decisamente suggestiva, Palazzo della Gran Guardia ha un’imponenza ed un’eleganza che anche la coda di un’ora è stata tutto sommato sopportabile, vuoi per una Verona splendida sotto il sole di gennaio, vuoi perché le bambine hanno decisamente animato l’attesa.

Non sapevo cosa aspettarmi, tanto meno avevo preparato le bimbe, se non al fatto che ci sarebbe stata un’audio guida per bambini che sicuramente avrebbe reso la mostra interessante e alla loro portata. Ma potrei dire anche alla mia portata, visto che anche io ho preso la stessa audio guida, ufficialmente per poter affiancare le bimbe nel loro percorso, ma in realtà perché i miei occhi erano tanto inesperti quanto quelli di un bambino. Fatto è che l’avventura è iniziata non appena abbiamo inforcato le cuffie e abbiamo premuto il tasto verde per iniziare ad ascoltare “la voce”. Ebbene si è aperto un vero mondo.

All’ingresso della prima stanza, che dava inizio alla prima delle cinque sezioni in cui è suddivisa la mostra (Il seicento, il vero e il falso della natura), è iniziato il nostro viaggio “in mongolfiera”. Siamo immediatamente entrate nei panni del bambino che era stato portato a vedere una mostra che considerava noiosa e incomprensibile a priori, ma che ha intrapreso un viaggio alla scoperta di alcuni dei più importanti e significativi dipinti esposti alla mostra. Siamo stati presi per mano non solo da Monet “in persona”, ma abbiamo incontrato nei pressi di ciascun quadro l’autore dell’opera, al quale attraverso la voce del bambino trovare risposte e chiare spiegazioni sul quadro, e lasciarci trasportare avedere particolari che altrimenti sarebbero passati inosservati. Eravamo diventati degli esploratori, piccoli protagonisti di una scoperta, che si alimentava dipinto dopo dipinto della curiosità sempre crescente di vedere dove avrebbe portato il viaggio.

Monet ci ha raccontato l’evoluzione della rappresentazione del paesaggio, con l’inizio del passaggio dal paesaggio come sfondo al paesaggio come tema.

I quadri di questa sezione narravano la capacità di rappresentare la natura, i particolari degli alberi, le foglie dettagliate e minuziose come fossero vere, i colori ed era bello vedere come le bimbe comparavano tra di loro le differenti sensazioni che restituivano i differenti paesaggi.

Domenichino, Paesaggio con fiume e barche

Monet_1

 

La seconda sezione (Il settecento, l’età della veduta) ha colpito molto le bimbe, soprattutto perché ci è stato raccontato l’uso della camera ottica che ha dato l’idea di paesaggi senza spazio, che uscivano dalla cornice del quadro, con un’attenzione ai particolari incredibile e sorprendente. I nostri occhi più e più volte sono passati ad accarezzare i dettagli del quadro del Canaletto (Bacino di san Marco), quasi per renderci conto che non si trattasse di una fotografia!

Monet_2

Il viaggio in mongolfiera ci ha portato nella terza sezione (Il paesaggio romantico), dove abbiamo capito che i pittori con i loro quadri volevano dirci qualcosa di più di quello che vedevamo ad un primo sguardo, coinvolgendo non solo i nostri occhi ma anche le nostre emozioni. Così ci siamo lasciati accompagnare dall’autore che ci spiegava che quello che aveva rappresentato nel quadro era una simbologia, ovvero era il simbolo di qualcosa che lui sentiva in quel momento, di un sentimento. La forza della natura espressa dalle onde era enormemente più grande della piccolezza umana, dipinta dalla vela sul fondo e dalla barca di legno in primo piano. Che potenza!

Coubert, Onde        

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La mongolfiera si fermava appena, poi salutava i pittori e si lasciava trasportare verso nuovi attracchi momentanei. E così siamo volati alla sezione quattro (L’Impressionismo e il paesaggio). E qui i nostri occhi sono stati abbagliati dai colori, dalla forza delle pennellate date sulle tele da Van Gogh, dalle forme geometriche di Cezanne, oppure dall’aria esotica delle tele di Gauguin. Qui ci ha spiegato Monet che i quadri non venivano più solo realizzati en-plein-air, ma alcuni cominciavano a finirli anche in laboratorio.

Van Gogh, Campi di grano in un paesaggio collinare

Monet_4

Affascinati da tutti questi stili, siamo atterrati all’ultima sezione (Monet e la nuova idea di natura) e Monet ci ha portato per mano nel suo mondo, nella sua arte, timidamente e rispettosamente, raccontandoci attraverso i suoi quadri il suo cambiamento interiore, le sue molteplici evoluzioni. Quadri che narrano la sua quiete, quadri che sembrano raccontare un’anima nella nebbia, in dissolvenza, per arrivare alla serie di quadri sulle ninfee che a tratti sembrano uscire dal quadro, fino all’ultimo quadro, il Salice piangente.

Casa del pescatore

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Ninfee       

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Salice piangente

Monet_7

 

Il viaggio è finito, togliamo le cuffie, e guardando negli occhi le mie bimbe scorgo ancora sospesa la mongolfiera che vola, e mi sembra che anche i mie occhi abbiano qualcosa in più da raccontare.

 

 

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