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VIA SECCHI

10 Marzo 2017
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Via Secchi, Reggio Emilia. Ex Aci, ex geometri.

Mi ricordo il profumo del gnocco caldo e della pizza al trancio del Quick. E del siluro della Tavernetta. L’aula 2 di chimica del Secchi dava verso il Municipale, era fatta ad anfiteatro con i banchi in legno verniciato di nero. Quando scendevi per andare alla cattedra era tutto un cigolìo, anche con le Clark. Di fronte la cartoleria della signora Ilic col figlio genio e più avanti le improbabili cornici, i profumi e le pile di vinili della Delfina: ‘Ciao topino’, poi ti toccava la pancia per sentire se non avevi ciulato un disco. Sua figlia Clara popolava l’immaginario di molti.

Pieno di gente dello Scaruffi e del Chierici con i loro Ciao smarmittati e le Vespe potenziate a 75. A due passi c’era la Gaf per i patiti di fotografia e la Vecchia Reggio con la Susy. Poi c’era l’Emporio della Comunicazione che per la Questura era un luogo di rivoltosi. I mitici Peugeot 103 coi manubri stretti erano parcheggiati in massa davanti al Tobago. Tutti con la permanente, i jeans e le Fruit bianche con le maniche tagliate o risvoltate alla Miguel Bosè. Qualcuno aveva il Bravo e qualcuno persino il Boxer. Ovviamente tutti senza casco. Quelli col tubolalare, il College, facevano troppo i toghi e prima o dopo si facevano beccare in due dai piri. Sotto al Secchi passavano anche i fighetti dello Spalla ma loro si ritrovavano al Frigidarium. A Reggio passava gente come i Police e i Ramones. Profumo di spinelli, Camel e Lucky Strike. C’erano già i primi paninari della Reggio bene e si sentiva parlare della banda dei Puffi, si raccontava che il capo fosse un certo Patrizio Primoli. Ma quella è un’altra storia. E i tram passavano nei due sensi di marcia mentre sul marciapiede i morosi si baciavano con la lingua.

In cinquecento metri c’era tutto il mondo e tutto il futuro.

 

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