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XXXII Biennale di Roncaglia, il passato prossimo della Tradizione.

18 Aprile 2012
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Viviamo nell’epoca dei post. Un prefisso che ci tormenta, quasi fosse lo spettro di quel Secolo Breve che non vuole morire. Per tutto il Novecento ad ogni momento di “rottura con la tradizione” è corrisposta da prima la sua canonizzazione formale e poi il fantasmatico ritorno del suo post.
Ma che succede quando  a diventare post è la stessa tradizione?
PASSATO PROSSIMO, Arte nell’epoca della post-tradizione è il titolo scelto dai quattro giovani curatori – Elisabetta Modena, Marco Scotti, Ilaria Bignotti e Valentina Rossi – della XXXII edizione della Biennale Roncaglia a San Felice sul Panaro in provincia di Modena. PASSATO, perché per superare qualsiasi crisi, storica sociale o personale, bisogna prima di tutto fare i conti con la propria storia. In questo caso con la storia di una Biennale  –  nata nel 1955 – con una netta predilezione per le forme più “tradizionali” dell’arte: la pittura e la scultura. PROSSIMO, perché una riflessione profonda sulla propria tradizione finisce per sollevare interrogativi attuali sul rapporto con la nostra identità nazionale  e locale e sul nostro passato che, oltre a non essere più socialmente unico e condiviso, ha cambiato ritmo accorciando lo spazio e accelerando il tempo.
Curioso come queste premesse ricordino il titolo scelto dalla Curiger per l’ultima Biennale di Venezia, ILLUMInazioni, quasi a sottolineare come in questa epoca dei post, le domande importanti siano le stesse in centro come in periferia.
Gli artisti di questa Biennale sono stati  scelti per indagare “tante diverse tradizioni comprese all’interno di un unico racconto” intrecciando le tradizioni culturali con le memorie personali,  attraverso l’uso di linguaggi e media contemporanei, ma con un occhio di riguardo alla tradizione artistica e artigianale. Opere d’arte che sperimentano la tradizione nell’aderenza alle tecniche e ai generi, dialogheranno con interventi site specific realizzati appositamente per il contesto della Rocca Estense e per il paese di San Felice, secondo due modalità interpretative: da una parte il fare artistico nelle sue declinazioni contemporanee, sull’artigianalità e sui concetti di riscrittura e citazione; dall’altra  la volontà di fare della tradizione il luogo privilegiato in cui ricostruire la propria identità culturale, sociale, familiare.

Ma veniamo agli artisti. Chiara Camoni sceglie l’antico alabastro per la sua scultura- mosaico, mentre Andrea Salvatori rilegge in chiave ironica la ceramica, simbolo della produzione manifatturiera di Faenza, la sua città. Da più lontano, sembrano venire invece gli arazzi di Claudia Scarsella, patterns ibridi tra il floreale persiano e l’Arts and Crafts, capaci di rievocare scenari famigliari. Il già visto ritorna anche nell’installazione di  David Casini che si confronta con il significato e le possibili contaminazioni tra intervento artistico e oggetto vintage. Laura Renna realizza una scultura contemporanea  “sferruzzando” lei stessa un monumentale tappeto di lana che ricorda tanto un centrino della nonna.  Ed è proprio la nonna ottantenne, cieca da diversi anni, l’ispiratrice del progetto di Eldi Veizaj, che la ritrae  nel suo piccolo paese in Albania nella ritualità delle sue giornate. Ri-vedere il tradizionale concetto di dipinto tramite l’elaborazione collettiva di immagini trovate sul web, è l’obbiettivo di Alterazioni Video, mentre non basterà guardare l’installazione sonora di Barbara DePonti, che nasce in rapporto e stretta collaborazione con la comunità di San Felice sul Panaro. Anche il lavoro inedito di Margherita Moscardini dialoga con lo spazio, ma in questo caso quello della Rocca Estense, con una mappa che evidenzia le diverse profondità marine e oceaniche, condizionata nella sua apertura (e lettura) dallo spazio che occupa. Il progetto sull’iconografia femminile hollywoodiana presentato da Iaia Filiberti e Deborah Hirsch ha preso vita da un vecchio archivio, a differenza di quello di Cesare Pietroiusti e Cinzia Delnevo che li ha visti intrecciare le reciproche ricerche in una riflessione sul “tradizionale”rapporto tra maestro e allievo, fondamentale nella formazione dell’artista. Gli oggetti  affettivi di Dario Catellani – vincitore del I concorso Roncaglia Under25 – parlano di tradizioni del tutto personali, Anna Lisa Bondioli invece presenta negli spazi della Torre Borgo una installazione e alcune fotografie sul tema del rapporto con il passato, accanto ad una serie di scatti degli anni Cinquanta, selezionati attraverso una lunga ricerca dal vastissimo archivio del fotografo sanfeliciano Giuseppe Goldoni, messi a disposizione dalla SANFELICE 1893 Banca Popolare che ne ha la proprietà.

Come di consueto, in occasione dell’inaugurazione della Biennale Roncaglia, verrà annunciato il vincitore del concorso Roncaglia Under25, giunto quest’anno alla terza edizione, il quale avrà la possibilità di allestire una mostra personale presso lo spazio Adiacenze (www.adiacenze.it) di Bologna.

Per i più piccoli, Biennale Roncaglia propone anche un progetto didattico di divulgazione e avvicinamento all’arte, rivolto agli alunni della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e della secondaria di primo e secondo grado, che potranno partecipare a visite guidate e laboratori.

Biennale Roncaglia 2012
XXXII edizione
PASSATO PROSSIMO
arte nell’epoca della post-tradizione
15 aprile-20 maggio 2012
San Felice sul Panaro, Modena.
www.biennaleroncaglia.it

 

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